Dialettica: tesi, antitesi e sintesi

Posted on 18th August 2015 in quaderno

La dialettica è uno dei principali metodi argomentativi della filosofia. Essa consiste nell’interazione tra due tesi o princìpi contrapposti (simbolicamente rappresentati nei dialoghi platonici da due personaggi reali) ed è usata come strumento di indagine della verità.

L’etimologia deriva dai termini della lingua greca antica dià-legein (cioè «parlare attraverso», ma anche «raccogliere») + tèchne, ovvero “arte” del dialogare, e del riunire insieme”. (Tratto da Wikipedia)

Io sono cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi  arrivato alla quinta edizione e realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere,

iosonocultura

descrive “un’Italia che punta sulla cultura e la creatività per rafforzare le manifatture, come già fanno Germania, Gran Bretagna, Giappone e Corea. Che punta sul suo soft-power e che dimostra, bilanci alla mano, che con la cultura si mangia, eccome. E si costruisce il futuro. Infatti, alle imprese del sistema produttivo culturale italiano (industrie culturali, industrie creative, performing arts e arti visive, attività legate alla gestione del patrimonio storico artistico e produzioni di beni e servizi a driver creativo) si devono oggi 78,6 miliardi di euro (5,4% della ricchezza prodotta in Italia). Che arrivano a 84 circa (il 5,8% dell’economia nazionale) se includiamo istituzioni pubbliche e non profit. Ma il valore trainante della cultura non si ‘limita’ a questo. Contamina, invece, il resto dell’economia, con un effetto moltiplicatore pari a 1,7: per ogni euro prodotto dalla cultura, cioè, se ne attivano 1,7 in altri settori. Gli 84 miliardi, quindi, ne ‘stimolano’ altri 143, per arrivare a 226,9 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano. Le sole imprese del sistema produttivo culturale (443.208, il 7,3% del totale delle imprese italiane) danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,9% del totale degli occupati in Italia (1,5 milioni, il 6,3%, se includiamo pubblico e non profit). Per non parlare delle ricadute occupazionali – difficilmente misurabili ma indiscutibili – su altri settori, come il turismo”. Queste sono le principali cifre riassunte nella premessa del rapporto di ricerca firmata da Ermete Realacci (Presidente Fondaziona Symbola) e Ferruccio Dardanello (Presidente Unioncamere).

 Non si tratta di conservare il passato, ma di mantenere le sue promesse. (Theodor Adorno)

Ben saldo nel solco di questa visione si colloca il testo di qualche anno fa di Bruno Arpaia e Pietro Greco “La Cultura si mangia!

La cultura si mangia!

A pagina 23 gli autori scrivono “Non ci vuole molto a dimostrare che è proprio la cultura a generare, spesso in forme nuove legate alle tecnologie emergenti, valore economico e sociale. Tanto è vero che, negli ultimi dieci anni (destra, sinistra o “tecnici” al governo), i sovvenzionamenti  alla cultura sono passati dal 2,1 per cento dell’intera spesa pubblica del 2000, all’1 per cento del 2008, allo 0,2 per cento o poco più del 2012…..e poi proseguono a pag 24 L’idea di base è che la cultura è un lusso che non ci possiamo più permettere, un vuoto a perdere che ingoia risorse più utili altrove….ancora a pagina  33 ….La drammatica sottovalutazione del potenziale strategico della cultura, e il sostanziale disinvestimento che ne è la conseguenza, stanno così progressivamente togliendo spazio ed energia al nostro posizionamento globale in termini di valore aggiunto culturale legato all’identità della nostra produzione.

In riferimento per lo più alle attività legate alla gestione del patrimonio storico artistico sono riportate e sostenute idee diametralmente opposte dagli autori di Kulturinfarkt pamphlet di successo in Germania, uscito in Italia nel 2012, il cui sottotitolo “Troppo di tutto e ovunque le stesse cose” è stato tradotto in “Azzerare i fondi pubblici per far rinascere la cultura

Kulturinfarkt

 

un po’ come il titolo del film “Eternal sunshine of the spotless mind” fu tradotto in “Se mi lasci ti cancello”.

eternal semilasci

Il libro, ben documentato, in poche parole ci dice che la politica culturale è bloccata da un immobilismo determinato dalla mentalità (auto)conservatrice tipica delle corporazioni di chi è inserito all’interno del sistema degli incentivi statali; quello che conta è l’assistenza culturale minima dove tutti (o quasi tutti) devono essere assistiti: il denaro va bene, il mercato no, la sovvenzione rende liberi, il mercato riduce in schiavitù.

Come ha scritto Hegel, a questo punto, sarebbe utile proporre un punto di sintesi: l’analisi è una tappa fondamentale del percorso dialettico razionale che coglierà nella sintesi l’oggetto nella sua unità e totalità, conservando la complessità evidenziata dall’analisi.  

Per farlo utilizzerò una esperienza personale. Di recente ho visitato la Certosa di San Lorenzo a Padula (SA) un posto magnifico, ricco di significati che invito tutti a visitare. Il tour  nella Certosa mi ha fatto balzare alla mente il ricordo del film “Il Grande silenzio

ilgrandesilenzio

pellicola  che racconta senza commentare la vita monastica ne “La Grande Chartreuse” la prima casa dell’ordine fondato da San Bruno nel 1084 in Francia.

Nella visita  della Certosa di San Lorenzo si passa per la magnifica cucina e qui sono venuto a conoscenza della frittata di 1000 uova che fu preparata il 10 Agosto del 1535, insieme ad altre pietanze, per sfamare Carlo V ed il suo esercito di circa 300 persone di ritorno dopo aver sconfitto, a Tunisi in una cruenta battaglia, l’ammiraglio ottomano, Khayr al-Din (detto Barbarossa). Ogni anno, il 10 di Agosto, per la notte di San Lorenzo, nella splendida cornice della corte esterna della Certosa di San Lorenzo, viene preparata la grande frittata, in ricordo di quella preparata per Carlo V, che viene poi offerta ai partecipanti ai festeggiamenti.

La Certosa di Padula, dal 2002 al 2004, è stata teatro della manifestazione triennale di arte contemporanea Le Opere e i Giorni; dal 2003 al 2005 di Ortus Artis, iniziativa sull’architettura del paesaggio contemporaneo; nel 2006 della realizzazione del progetto di arte-natura di Fresco Bosco a cura di Achille Bonito Oliva. La nuova mission del monumento ha conquistato nuove fasce di pubblico, innalzando il flusso dei visitatori al livello di circa 135.000 presenze annue.

Le opere furono istallate dagli artisti direttamente nelle celle dei certosini. Le opere, purtroppo, continuano ora a risiedere nelle celle dei certosini senza che nessuno possa vederle. Perché non sono accessibili? Per mancanza di personale. Tutto ciò non succede solo a Padula, basti pensare ai recenti accadimenti di Pompei.

Inoltre, sempre nella Certosa, sono depositate in un’ala fuori dalla visita, moltissime opere, alcune delle quali giacciono lì da circa 30 anni. Sul tema dei depositi con l’Istituto Bruno Leoni abbiamo scritto qualche anno fa un briefing paper.

Prima di concludere, aggiungo un paio di note che riguardano le opere di arte contemporanea realizzate da importanti artisti, italiani e non, coordinati da Bonito Oliva:

  • Le opere, che fanno riferimento tutte alla vita dei certosini, sono state ispirate da tre temi centrali: il Verbo, il Precetto, la Vanitas.
  • Di recente alcune delle celle sono state rese accessibili grazie all’iniziativa “Padula contemporanea” che si svolge ogni venerdì e sabato dalle 11 alle 16.

Ora, rispetto a quanto detto in premessa, gli autori che abbiamo citato risolverebbero la questione in due modi diametralmente opposti:

  • I primi chiederebbero lo stanziamento di fondi (permanenti?) per rendere disponibile del personale da allocare all’uopo per l’arte contemporanea;
  • I tedeschi chiederebbero di spostare le opere in un Museo di Arte contemporanea o di farne delle mostre temporanee su commissione.

Che sintesi proporre?

  • I fondi si possono stanziare, ma sulla base di un progetto che preveda obiettivi chiari ed indicatori misurabili dei risultati (rotazione del personale; visitatori paganti; cittadini coinvolti; imprese sostenitrici attivate; etc);
  • Se i risultati non si raggiungono i fondi si chiudono o si riducono sulla base della distanza dagli obiettivi prefissati;
  • Creare un sistema di offerta stratificato (biglietto per tour completo, biglietto solo per l’arte contemporanea, visite esclusive, eventi su commissione; etc)
  • Accentrare funzioni di accoglienza alla Certosa di Padula;
  • Organizzare un piano fattibile ma reale di incentivi per il personale sulla base del raggiungimento di risultati concordati;
  • Coinvolgere i cittadini assegnando dei ruoli a chi si offre volontario, dopo averli formati adeguatamente.

A corollario della sintesi:

  • Mai più finanziamenti a pioggia erogati come se non ci fosse un domani: le opere ci sono ma le celle, passata la festa (il finanziamento), restano chiuse, perché?
  • Nessuno degli autori sarebbe d’accordo con l’immobilismo messo in atto: le celle restano chiuse perché non c’è personale a sufficienza.
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Notizie di ferragosto

Posted on 21st August 2014 in taccuino

Confesso, avevo perso la notizia. Se devo pensar male, sì lo so, si commette peccato, ma spesso ci si azzecca. Ecco se devo pensar male posso dire che probabilmente la diffusione della notizia in Italia volutamente è stata posticipata alla settimana di ferragosto. Ah già, la notizia. Eccola. La Commissione Europea, un mese fa, ha inviato una lettera al nostro  Governo in cui a chiare lettere ha respinto il progetto predisposto dall’esecutivo per i fondi europei 2014-2020.

Perchè?

Perchè non abbiamo una strategia, un’idea, un piano, una visione.

Cosa ci rimproverano?

  • Mancanza di una strategia per l’Agenda digitale;
  • Calo significativo dei fondi per l’innovazione;
  • Identificazione non sufficiente degli interventi strutturali necessari per far guadagnare competitività alle imprese;
  • Regimi di aiuto generalisti da evitare;
  • Assenza di un piano strategico per la cultura;
  • Risorse per combattere l’abbandono scolastico al Sud troppo basse.

Come scrivevo nel post di due giorni fa, il futuro è stato sostituito con un presente ingombrante, paludoso, un tantino sciatto e noioso.

 

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Previsioni per il PIL italiano del 2014

Posted on 21st August 2014 in taccuino

Aumenterà. Perché? Da Settembre 2014 gli Stati membri della UE adotteranno il nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali – Sec 2010 – in sostituzione del Sec 95.

Dal punto di vista dello scrivente sono due le principali novità:

  1. La capitalizzazione delle spese in ricerca e sviluppo. Si prevede per Svezia e Finlandia un impatto positivo sui conti dei rispettivi paesi, addirittura tra il +4%  e il +5%;
  2. L’inserimento delle attività illegali frutto di un consenso reciproco: traffico di droga, prostituzione e contrabbando. Della serie se non puoi sconfiggerli, alleatici.
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Consigliato agli aspiranti e ai professionisti della politica

Posted on 19th August 2014 in libri

Menti Tribali. Perché le brave persone si dividono su politica e religione

Ho comprato questo libro mesi e l’ho divorato durante la settimana di ferragosto. Il testo è arrivato ai vertici della classifica del New York Times (così riporta la seconda di copertina). L’autore, Jonathan Haidt, psicologo morale, è un grande indagatore dei fattori che regolano e indicano le nostre scelte.

Attraverso la ricerca ha individuato sei fondamenti della morale:

  • Protezione/Danno
  • Correttezza/Inganno
  • Lealtà/Tradimento
  • Autorità/Sovversione
  • Sacralità/Degradazione
  • Libertà/Oppressione

L’autore mostra come i due estremi dell’arco politico fanno affidamento su ciascun principio in modo o in gradi diversi. A quanto sembra la sinistra fa affidamento soprattutto sui principi di protezione e correttezza, mentre la destra ricorre a tutti e sei.

Ogni commento a questo breve post è superfluo, per i politici o aspiranti tali la lettura è caldamente suggerita.

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Tecnologie schumpeteriane

Posted on 19th August 2014 in quaderno

Nel 1994, all’inizio del mio percorso universitario, mi imbattei in un testo del Prof. Domenico De Masi. All’epoca non conoscevo il Professore e non potevo sapere che sarebbe stato Relatore della mia Tesi di Laurea e avrebbe propiziato l’avvio del mio percorso professionale.

Il libro, snello e di immediata comprensione, si intitolava “Sviluppo senza lavoro”. Veniva spiegato bene che lo sviluppo scientifico, tecnologico e organizzativo aveva accresciuto il nostro benessere. Il dazio da pagare era la contrazione dei posti di lavoro disponibili.  Come uscirne? Gli scenari proposti erano due:

  • Equa distribuzione di lavoro e ricchezza
  • Conflitto sociale

Il buon senso indicava di disegnare un futuro senza conflitto.

Nel 1995 comprai in libreria “La fine del lavoro” di Jeremy Rifkin.

La tesi del libro è similare a quella di “Sviluppo senza lavoro”. Il testo è copioso perché ricco di dati che suffragano la tesi: eravamo arrivati alla terza rivoluzione industriale, la potenza di calcolo dei moderni elaboratori lasciava senza sedia e scrivania un numero crescente di lavoratori del terziario. Quelli del primario e del secondario erano già stati abbattuti dalla prima e dalla seconda rivoluzione industriale.

Per risolvere il problema Rifkin proponeva la riduzione dell’orario di lavoro (lavorare meno, lavorare tutti) affiancandola con uno sviluppo importante del terzo settore, il non profit per l’utilità sociale.

Leggendo i due libri decisi di seguire il percorso di ricerca sul campo biennale del Prof. De Masi e di laurearmi con lui.

Lo scorso anno, 2013, il McKinsey Global Institute ha esaminato più di 100 tecnologie in rapido sviluppo, ne ha individuate una dozzina di maggiore rilevanza e ne ha stimato l’impatto economico combinato tra i 14 e i 33 trilioni di dollari entro il 2025.

Del rapporto la cosa che più mi colpì la sintetizzai come elemento di scenario nel piano marketing che preparai per il Management Meeting di AchieveGlobal Italia di inizio Gennaio 2014.

Il titolo della slide era “Tecnologie dirompenti generano automazione nel lavoro intellettuale”:

– La nuova ondata di progressi tecnologici ci sta avvicinando ad una più pervasiva automazione del lavoro intellettuale       

  1. I computer stanno acquisendo la capacità di svolgere lavori che si riteneva potessero essere svolti esclusivamente dagli uomini
  2. I lavori intellettuali si compongono in genere di una serie di attività, l’automazione di una attività difficilmente renderebbe superflua un’intera posizione
  3. Tuttavia gli strumenti che si stanno diffondendo avranno un notevole impatto economico nella vita delle Imprese

– Il progresso nell’automazione del lavoro della conoscenza è consentito dallo sviluppo in tre aree principali

  1. Nella tecnologia informatica in termini di velocità dei processori e di capacità di memoria
  2. Nelle tecnologie di apprendimento automatico o machine learning
  3. Nelle interfacce utente naturale come le tecnologie di riconoscimento vocale
– Funzioni aziendali comuni, come il customer service, professioni tecniche che possono utilizzare le tecniche di deep learning, processi di management che prevedono analisi complesse di molti dati, saranno le aree più interessate ai processi di automazione

– I servizi professionali, tra cui quelli di management consulting & learning, dovranno essere ripensati per assorbire il grado di innovazione richiesto

Infine, alcune settimane fa, un rapporto di ricerca condotto dalla London School of Economics indicava che il 56% dei posti di lavoro in Italia è a rischio scomparsa entro due decenni. Il motivo? Digitalizzazione e automazione del lavoro, robot e macchine sempre più intelligenti ed autonome.

La lista completa di quelli a rischio:

  • Impiegati, chiaramente non tutti;
  • Il segretariato, tranne le star;
  • I magazzinieri, sono gli indiziati principali;
  • E udite, udite, i venditori;

La lista di quelli in posizione di sicurezza:

  • I ricercatori scientifici. In Italia pare non siano percorsi professionali comodi, trasparenti e redditizi;
  • Gli insegnanti. In Italia sono appena dietro i panettieri nella scala sociale;
  • Gli intramontabili avvocati;
  • I medici e gli infermieri. Le strutture italiane ne avrebbero bisogno, almeno quelle più impegnate, ma l’organizzazione non è in grado di assorbirle causa buco nero finanziario.
  • Gli artisti. Quelli con rendita senza dubbio.

Nel 2009 un noto antropologo francese, Marc Augè, portò in libreria un testo dal titolo “Che fine ha fatto il futuro?”. Sottotitolo “dai non luoghi al non tempo”. Il testo ci metteva di fronte al fatto compiuto, il futuro come luogo delle speranze e delle attese è dato per disperso “sul mondo si è abbattuto un presente immobile che annulla l’orizzonte storico e, con esso, quelli che per generazioni intere sono stati i punti di riferimento”.

Chiudo con due domande.

Di fronte a tutto ciò ha senso ancora parlare di Art. 18?

Se le previsioni sono corrette, varrebbe la pena di spostare qualche finanziamento destinato ad imprese decotte per mettere qualche fiches su ricerca, innovazione e cultura ancorandole a kpi da raggiungere?

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La cultura degli italiani

Posted on 14th January 2014 in libri

In treno, sabato, di ritorno da una divertente e istruttiva trasferta lavorativa, ho avuto modo di leggermi un librettino da tempo acquistato ma mai letto. Si intitola “La cultura degli italiani” ed è una intervista al Prof. Tullio De Mauro. La prima edizione è del 2004, quella che ho letto io è stata ampliata e risale al 2010. 

Ci sono riportate delle cifre davvero impressionanti:

  • 2 milioni di italiani adulti sono completamente analfabeti;
  • quasi quindici milioni sono semianalfabeti;
  • altri quindici milioni sono a rischio di ripiombare in tale condizione e comunque sono ai margini inferiori delle capacità di comprensione e di calcolo necessarie in una società complessa come la nostra.

Alla fine del capitolo dove sono indicati questi dati, il Prof. De Mauro dice “Una classe dirigente che sa parlare, ma non sa fare è lontana dai bisogni minimi di sopravvivenza propria e della popolazione. E’ una classe dirigente che o non decide o decide in modo imbonitorio, solo per durare. E quindi non governa”.

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I conti della serva

Posted on 23rd March 2013 in quaderno

Mesi fa parlavo per motivi professionali con l’Amministratore Delegato di una nota società di management consulting che opera in Italia. Mi stava spiegando con chi lavoravano e gli domandai perchè non lavorassero con la Pubblica Amministrazione, mi rispose testualmente: “noi paghiamo le tasse e questo mi sembra sufficiente. Di certo non mi metto a fare anche da banca allo Stato”. Il concetto era chiaro e mi parve opportuno non aggiungere altro. L’argomento, debiti commerciali della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese private è, in questi giorni, sulle pagine di molti giornali, almeno di quelli che solitamente mi capita di leggere.
L’argomento è da sgomento per diversi punti di vista. Ho cercato innanzitutto di capire a quanto ammontasse il malloppo che  le imprese devono ricevere dallo Stato. Ho trovato cifre discordanti e, cosa ancor più preoccupante, pare che la somma che viene indicata sia in realtà frutto di un sondaggio e non la banale addizione delle fatture passive (che avrebbe comunque escluso tutti i debiti che diventeranno certi a fronte di contratti siglati che sono in corso d’opera o che ancora non sono stati fatturati dai fornitori titolari del servizio concordato, che nella maggior parte dei casi passa per gare pubbliche).
La Banca di Italia ritiene che gli arretrati verso le imprese ammontino a circa 70 miliardi di euro. Tale somma è, appunto, il frutto di un sondaggio, non sto scherzando. La cifra è quella sbandierata ai quattro venti, recentemente ripetuta anche in televisione dal Presidente di Confindustria, meno recentemente presa per buona dal Ministro Passera,  che si è adoperato, pare a oggi con scarsissimi risultati, in un accordo che vede le Banche (che non hanno un soldo) come soggetto anticipatore dei denari per conto dello Stato a fronte di una certificazione (un’altra?!) da parte della Amministrazione Pubblica della esistenza del credito dell’impresa privata.
Mi spiego meglio: per quanto riguarda il sondaggio, a pagina 13 del Corriere della Sera di Venerdì 22 Marzo, Federico Fubini racconta come la Banca d’Italia, nel tentativo di coprire questo rilevante vuoto informativo, abbia creato un campione di 4.200 imprese (a fronte delle diverse decine di migliaia di imprese credititrici) per cercare di comprendere a quanto ammontasse la cifra complessiva. La Banca di Italia è autorevole e quindi di fronte al buio informativo questa è diventata la cifra di riferimento. Anche sulla base di queste stime, pare che si sia trovata una soluzione, la classica pezza a colori, grazie alla quale si sbloccheranno 40 dei 70 miliardi che verranno erogati in due anni.
Per chiudere il post mi tocca essere catastrofico, citando, a pag.29 del Corriere della Sera del 12 Marzo, sempre Federico Fubini, che riporta uno studio coordinato dal Prof. Emanuele Padovani e condotto dal gruppo di consulenza Van Dijk, secondo il quale l’ammontare complessivo dei debiti dello Stato, tutto compreso (2012 e 2011, che pare siano fuori dalle altre stime, tutti gli enti locali e le seimila aziende partecipate) assommerebbe alla cifra monstre di oltre 150 miliardi di euro.
I conti della serva evidentemente  non li fa mai nessuno.

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Leggere in metropolitana

Posted on 23rd March 2013 in taccuino

La scorsa estate, lavorando con dei ragazzi a Corato (BA), vi avevo raccontato nel post “Come saranno le librerie nel 2030?” la loro visione, elaborata attraverso l’esercizio di progettazione strategica, emersa in aula durante il corso in management delle imprese creative e culturali che stavo curando.

Vi riporto un passo del post per poi agganciarlo alla notizia, a cui ne aggiungerò un’altra.
Nessun libro cartaceo, nessun libraio o commesso,  ma un grande parco con al centro una nuvola trasparente in grado di autogenerare l’energia di cui ha bisogno per funzionare. All’interno tre anelli collegati dai dei corridoi con i booktrailer e le applicazioni che riconoscono tablet e smartphone dei fruitori e inviano messaggi che permettono di leggere e ascoltare le prime pagine dei libri.

Prima notizia, i ragazzi ci hanno visto bene. La novità arriva dagli Stati Uniti: tre studenti della Miami Ad School hanno realizzato un sistema che prevede l’installazione di pannelli luminosi dove i libri a mo’ di vetrine o di scaffali  mostrano titolo, autore, e codice a barre che, letto da uno smartphone o da un tablet, aggancia la versione elettroncia del volume selezionato e permettte di leggere gratuitamente dieci pagine in anteprima. Per approfondimenti bisogna andare sul sito Bookriot.


Seconda notizia, “e noi questa qui già la sapevamo”, direbbe mio padre.
Il 54% degli italiani non prende mai in mano un libro. Si deduce che poco più della metà degli italiani non abbia tavoli che traballano a causa di pavimenti non perfettamente a filo.
L’ultimo rapporto (datato marzo 2013) sulla promozione della lettura in Italia  ci spiega, perchè e per come, gli Italiani non leggono. C’è scritto a chiare lettere che da quasi vent’anni, dopo un periodo di grande crescita, avvenuto tra il 1965 (quando le persone erano analfabete)  e il 1988 (quando quasi tutti hanno smesso di esserlo), in cui si passò dal 16% al 36,8% di lettori, il dato è diventato sostanzialmente stagnante. Non si cresce e di questi tempi non mi sembra una gran novità, anzi nell’ultimo anno il numero di quelli che hanno letto almento un libro  in un anno si è contratto di circa 700.000 unità.
Senza entrare nel merito del perchè metà delle persone  in Italia ha scarsa o nulla dimestichezza con i libri, mi piace chiudere con una terza notizia.
Il fatturato generato dalla musica a livello mondiale ha smesso di scendere. Dopo anni di discesa libera la caduta si è arrestata. Profezia: arriverà un sistema che incentiverà a leggere di più, ma non sarà inventato nè da me nè da i tanti che si occupano professioanlmente di cultura in Italia con risultati a dir poco imbarazzanti. 

 

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Digital cultural gap

Posted on 6th March 2013 in taccuino

Stasera, dopo cena, forse, ho finito di sistemare il mio nuovo computer. Dopo sei anni di onorato servizio, chilometri e chilometri in giro per l’Italia, abbandonerò a casa il mio travelmate 3040. Ora ho un micro scintillante Asus con un sistema operativo assolutamente poco intuitivo. L’occasione è buona per farci quattro risate. Buona notte.
I vecchi che usano il pc
Zerocalcare.it

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Le 50 Aziende più ammirate al mondo

Posted on 5th March 2013 in taccuino

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