Notizie di ferragosto

Posted on 21st August 2014 in taccuino
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Confesso, avevo perso la notizia. Se devo pensar male, sì lo so, si commette peccato, ma spesso ci si azzecca. Ecco se devo pensar male posso dire che probabilmente la diffusione della notizia in Italia volutamente è stata posticipata alla settimana di ferragosto. Ah già, la notizia. Eccola. La Commissione Europea, un mese fa, ha inviato una lettera al nostro  Governo in cui a chiare lettere ha respinto il progetto predisposto dall’esecutivo per i fondi europei 2014-2020.

Perchè?

Perchè non abbiamo una strategia, un’idea, un piano, una visione.

Cosa ci rimproverano?

  • Mancanza di una strategia per l’Agenda digitale;
  • Calo significativo dei fondi per l’innovazione;
  • Identificazione non sufficiente degli interventi strutturali necessari per far guadagnare competitività alle imprese;
  • Regimi di aiuto generalisti da evitare;
  • Assenza di un piano strategico per la cultura;
  • Risorse per combattere l’abbandono scolastico al Sud troppo basse.

Come scrivevo nel post di due giorni fa, il futuro è stato sostituito con un presente ingombrante, paludoso, un tantino sciatto e noioso.

 

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Previsioni per il PIL italiano del 2014

Posted on 21st August 2014 in taccuino
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Aumenterà. Perché? Da Settembre 2014 gli Stati membri della UE adotteranno il nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali – Sec 2010 – in sostituzione del Sec 95.

Dal punto di vista dello scrivente sono due le principali novità:

  1. La capitalizzazione delle spese in ricerca e sviluppo. Si prevede per Svezia e Finlandia un impatto positivo sui conti dei rispettivi paesi, addirittura tra il +4%  e il +5%;
  2. L’inserimento delle attività illegali frutto di un consenso reciproco: traffico di droga, prostituzione e contrabbando. Della serie se non puoi sconfiggerli, alleatici.
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Consigliato agli aspiranti e ai professionisti della politica

Posted on 19th August 2014 in libri
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Menti Tribali. Perché le brave persone si dividono su politica e religione

Ho comprato questo libro mesi e l’ho divorato durante la settimana di ferragosto. Il testo è arrivato ai vertici della classifica del New York Times (così riporta la seconda di copertina). L’autore, Jonathan Haidt, psicologo morale, è un grande indagatore dei fattori che regolano e indicano le nostre scelte.

Attraverso la ricerca ha individuato sei fondamenti della morale:

  • Protezione/Danno
  • Correttezza/Inganno
  • Lealtà/Tradimento
  • Autorità/Sovversione
  • Sacralità/Degradazione
  • Libertà/Oppressione

L’autore mostra come i due estremi dell’arco politico fanno affidamento su ciascun principio in modo o in gradi diversi. A quanto sembra la sinistra fa affidamento soprattutto sui principi di protezione e correttezza, mentre la destra ricorre a tutti e sei.

Ogni commento a questo breve post è superfluo, per i politici o aspiranti tali la lettura è caldamente suggerita.

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Tecnologie schumpeteriane

Posted on 19th August 2014 in quaderno
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Nel 1994, all’inizio del mio percorso universitario, mi imbattei in un testo del Prof. Domenico De Masi. All’epoca non conoscevo il Professore e non potevo sapere che sarebbe stato Relatore della mia Tesi di Laurea e avrebbe propiziato l’avvio del mio percorso professionale.

Il libro, snello e di immediata comprensione, si intitolava “Sviluppo senza lavoro”. Veniva spiegato bene che lo sviluppo scientifico, tecnologico e organizzativo aveva accresciuto il nostro benessere. Il dazio da pagare era la contrazione dei posti di lavoro disponibili.  Come uscirne? Gli scenari proposti erano due:

  • Equa distribuzione di lavoro e ricchezza
  • Conflitto sociale

Il buon senso indicava di disegnare un futuro senza conflitto.

Nel 1995 comprai in libreria “La fine del lavoro” di Jeremy Rifkin.

La tesi del libro è similare a quella di “Sviluppo senza lavoro”. Il testo è copioso perché ricco di dati che suffragano la tesi: eravamo arrivati alla terza rivoluzione industriale, la potenza di calcolo dei moderni elaboratori lasciava senza sedia e scrivania un numero crescente di lavoratori del terziario. Quelli del primario e del secondario erano già stati abbattuti dalla prima e dalla seconda rivoluzione industriale.

Per risolvere il problema Rifkin proponeva la riduzione dell’orario di lavoro (lavorare meno, lavorare tutti) affiancandola con uno sviluppo importante del terzo settore, il non profit per l’utilità sociale.

Leggendo i due libri decisi di seguire il percorso di ricerca sul campo biennale del Prof. De Masi e di laurearmi con lui.

Lo scorso anno, 2013, il McKinsey Global Institute ha esaminato più di 100 tecnologie in rapido sviluppo, ne ha individuate una dozzina di maggiore rilevanza e ne ha stimato l’impatto economico combinato tra i 14 e i 33 trilioni di dollari entro il 2025.

Del rapporto la cosa che più mi colpì la sintetizzai come elemento di scenario nel piano marketing che preparai per il Management Meeting di AchieveGlobal Italia di inizio Gennaio 2014.

Il titolo della slide era “Tecnologie dirompenti generano automazione nel lavoro intellettuale”:

- La nuova ondata di progressi tecnologici ci sta avvicinando ad una più pervasiva automazione del lavoro intellettuale       

  1. I computer stanno acquisendo la capacità di svolgere lavori che si riteneva potessero essere svolti esclusivamente dagli uomini
  2. I lavori intellettuali si compongono in genere di una serie di attività, l’automazione di una attività difficilmente renderebbe superflua un’intera posizione
  3. Tuttavia gli strumenti che si stanno diffondendo avranno un notevole impatto economico nella vita delle Imprese

- Il progresso nell’automazione del lavoro della conoscenza è consentito dallo sviluppo in tre aree principali

  1. Nella tecnologia informatica in termini di velocità dei processori e di capacità di memoria
  2. Nelle tecnologie di apprendimento automatico o machine learning
  3. Nelle interfacce utente naturale come le tecnologie di riconoscimento vocale
- Funzioni aziendali comuni, come il customer service, professioni tecniche che possono utilizzare le tecniche di deep learning, processi di management che prevedono analisi complesse di molti dati, saranno le aree più interessate ai processi di automazione

- I servizi professionali, tra cui quelli di management consulting & learning, dovranno essere ripensati per assorbire il grado di innovazione richiesto

Infine, alcune settimane fa, un rapporto di ricerca condotto dalla London School of Economics indicava che il 56% dei posti di lavoro in Italia è a rischio scomparsa entro due decenni. Il motivo? Digitalizzazione e automazione del lavoro, robot e macchine sempre più intelligenti ed autonome.

La lista completa di quelli a rischio:

  • Impiegati, chiaramente non tutti;
  • Il segretariato, tranne le star;
  • I magazzinieri, sono gli indiziati principali;
  • E udite, udite, i venditori;

La lista di quelli in posizione di sicurezza:

  • I ricercatori scientifici. In Italia pare non siano percorsi professionali comodi, trasparenti e redditizi;
  • Gli insegnanti. In Italia sono appena dietro i panettieri nella scala sociale;
  • Gli intramontabili avvocati;
  • I medici e gli infermieri. Le strutture italiane ne avrebbero bisogno, almeno quelle più impegnate, ma l’organizzazione non è in grado di assorbirle causa buco nero finanziario.
  • Gli artisti. Quelli con rendita senza dubbio.

Nel 2009 un noto antropologo francese, Marc Augè, portò in libreria un testo dal titolo “Che fine ha fatto il futuro?”. Sottotitolo “dai non luoghi al non tempo”. Il testo ci metteva di fronte al fatto compiuto, il futuro come luogo delle speranze e delle attese è dato per disperso “sul mondo si è abbattuto un presente immobile che annulla l’orizzonte storico e, con esso, quelli che per generazioni intere sono stati i punti di riferimento”.

Chiudo con due domande.

Di fronte a tutto ciò ha senso ancora parlare di Art. 18?

Se le previsioni sono corrette, varrebbe la pena di spostare qualche finanziamento destinato ad imprese decotte per mettere qualche fiches su ricerca, innovazione e cultura ancorandole a kpi da raggiungere?

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La cultura degli italiani

Posted on 14th January 2014 in libri
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In treno, sabato, di ritorno da una divertente e istruttiva trasferta lavorativa, ho avuto modo di leggermi un librettino da tempo acquistato ma mai letto. Si intitola “La cultura degli italiani” ed è una intervista al Prof. Tullio De Mauro. La prima edizione è del 2004, quella che ho letto io è stata ampliata e risale al 2010. 

Ci sono riportate delle cifre davvero impressionanti:

  • 2 milioni di italiani adulti sono completamente analfabeti;
  • quasi quindici milioni sono semianalfabeti;
  • altri quindici milioni sono a rischio di ripiombare in tale condizione e comunque sono ai margini inferiori delle capacità di comprensione e di calcolo necessarie in una società complessa come la nostra.

Alla fine del capitolo dove sono indicati questi dati, il Prof. De Mauro dice “Una classe dirigente che sa parlare, ma non sa fare è lontana dai bisogni minimi di sopravvivenza propria e della popolazione. E’ una classe dirigente che o non decide o decide in modo imbonitorio, solo per durare. E quindi non governa”.

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I conti della serva

Posted on 23rd March 2013 in quaderno
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Mesi fa parlavo per motivi professionali con l’Amministratore Delegato di una nota società di management consulting che opera in Italia. Mi stava spiegando con chi lavoravano e gli domandai perchè non lavorassero con la Pubblica Amministrazione, mi rispose testualmente: “noi paghiamo le tasse e questo mi sembra sufficiente. Di certo non mi metto a fare anche da banca allo Stato”. Il concetto era chiaro e mi parve opportuno non aggiungere altro. L’argomento, debiti commerciali della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese private è, in questi giorni, sulle pagine di molti giornali, almeno di quelli che solitamente mi capita di leggere.
L’argomento è da sgomento per diversi punti di vista. Ho cercato innanzitutto di capire a quanto ammontasse il malloppo che  le imprese devono ricevere dallo Stato. Ho trovato cifre discordanti e, cosa ancor più preoccupante, pare che la somma che viene indicata sia in realtà frutto di un sondaggio e non la banale addizione delle fatture passive (che avrebbe comunque escluso tutti i debiti che diventeranno certi a fronte di contratti siglati che sono in corso d’opera o che ancora non sono stati fatturati dai fornitori titolari del servizio concordato, che nella maggior parte dei casi passa per gare pubbliche).
La Banca di Italia ritiene che gli arretrati verso le imprese ammontino a circa 70 miliardi di euro. Tale somma è, appunto, il frutto di un sondaggio, non sto scherzando. La cifra è quella sbandierata ai quattro venti, recentemente ripetuta anche in televisione dal Presidente di Confindustria, meno recentemente presa per buona dal Ministro Passera,  che si è adoperato, pare a oggi con scarsissimi risultati, in un accordo che vede le Banche (che non hanno un soldo) come soggetto anticipatore dei denari per conto dello Stato a fronte di una certificazione (un’altra?!) da parte della Amministrazione Pubblica della esistenza del credito dell’impresa privata.
Mi spiego meglio: per quanto riguarda il sondaggio, a pagina 13 del Corriere della Sera di Venerdì 22 Marzo, Federico Fubini racconta come la Banca d’Italia, nel tentativo di coprire questo rilevante vuoto informativo, abbia creato un campione di 4.200 imprese (a fronte delle diverse decine di migliaia di imprese credititrici) per cercare di comprendere a quanto ammontasse la cifra complessiva. La Banca di Italia è autorevole e quindi di fronte al buio informativo questa è diventata la cifra di riferimento. Anche sulla base di queste stime, pare che si sia trovata una soluzione, la classica pezza a colori, grazie alla quale si sbloccheranno 40 dei 70 miliardi che verranno erogati in due anni.
Per chiudere il post mi tocca essere catastrofico, citando, a pag.29 del Corriere della Sera del 12 Marzo, sempre Federico Fubini, che riporta uno studio coordinato dal Prof. Emanuele Padovani e condotto dal gruppo di consulenza Van Dijk, secondo il quale l’ammontare complessivo dei debiti dello Stato, tutto compreso (2012 e 2011, che pare siano fuori dalle altre stime, tutti gli enti locali e le seimila aziende partecipate) assommerebbe alla cifra monstre di oltre 150 miliardi di euro.
I conti della serva evidentemente  non li fa mai nessuno.

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Leggere in metropolitana

Posted on 23rd March 2013 in taccuino
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La scorsa estate, lavorando con dei ragazzi a Corato (BA), vi avevo raccontato nel post “Come saranno le librerie nel 2030?” la loro visione, elaborata attraverso l’esercizio di progettazione strategica, emersa in aula durante il corso in management delle imprese creative e culturali che stavo curando.

Vi riporto un passo del post per poi agganciarlo alla notizia, a cui ne aggiungerò un’altra.
Nessun libro cartaceo, nessun libraio o commesso,  ma un grande parco con al centro una nuvola trasparente in grado di autogenerare l’energia di cui ha bisogno per funzionare. All’interno tre anelli collegati dai dei corridoi con i booktrailer e le applicazioni che riconoscono tablet e smartphone dei fruitori e inviano messaggi che permettono di leggere e ascoltare le prime pagine dei libri.

Prima notizia, i ragazzi ci hanno visto bene. La novità arriva dagli Stati Uniti: tre studenti della Miami Ad School hanno realizzato un sistema che prevede l’installazione di pannelli luminosi dove i libri a mo’ di vetrine o di scaffali  mostrano titolo, autore, e codice a barre che, letto da uno smartphone o da un tablet, aggancia la versione elettroncia del volume selezionato e permettte di leggere gratuitamente dieci pagine in anteprima. Per approfondimenti bisogna andare sul sito Bookriot.


Seconda notizia, ”e noi questa qui già la sapevamo”, direbbe mio padre.
Il 54% degli italiani non prende mai in mano un libro. Si deduce che poco più della metà degli italiani non abbia tavoli che traballano a causa di pavimenti non perfettamente a filo.
L’ultimo rapporto (datato marzo 2013) sulla promozione della lettura in Italia  ci spiega, perchè e per come, gli Italiani non leggono. C’è scritto a chiare lettere che da quasi vent’anni, dopo un periodo di grande crescita, avvenuto tra il 1965 (quando le persone erano analfabete)  e il 1988 (quando quasi tutti hanno smesso di esserlo), in cui si passò dal 16% al 36,8% di lettori, il dato è diventato sostanzialmente stagnante. Non si cresce e di questi tempi non mi sembra una gran novità, anzi nell’ultimo anno il numero di quelli che hanno letto almento un libro  in un anno si è contratto di circa 700.000 unità.
Senza entrare nel merito del perchè metà delle persone  in Italia ha scarsa o nulla dimestichezza con i libri, mi piace chiudere con una terza notizia.
Il fatturato generato dalla musica a livello mondiale ha smesso di scendere. Dopo anni di discesa libera la caduta si è arrestata. Profezia: arriverà un sistema che incentiverà a leggere di più, ma non sarà inventato nè da me nè da i tanti che si occupano professioanlmente di cultura in Italia con risultati a dir poco imbarazzanti. 

 

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Digital cultural gap

Posted on 6th March 2013 in taccuino
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Stasera, dopo cena, forse, ho finito di sistemare il mio nuovo computer. Dopo sei anni di onorato servizio, chilometri e chilometri in giro per l’Italia, abbandonerò a casa il mio travelmate 3040. Ora ho un micro scintillante Asus con un sistema operativo assolutamente poco intuitivo. L’occasione è buona per farci quattro risate. Buona notte.
I vecchi che usano il pc
Zerocalcare.it

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Le 50 Aziende più ammirate al mondo

Posted on 5th March 2013 in taccuino
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I ricchi

Posted on 5th March 2013 in taccuino
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Ricco è chi ha un patrimonio investibile (al netto della prima casa), uguale o maggiore a 1 milione di dollari.
Chi sono i più ricchi al mondo?
1) Carlos Slim, patrimonio 73 mld di dollari;
2) Bill Gates, patrimonio 67 mld di dollari;
3) Amancio Ortega, 57 mld di dollari;
4) Warren Buffett, 53,5 mld di dollari;
5) Larry Ellison, 43 mld di dollari;
6) Charles Koch, 34 mld di dollari.
……
La distribuzione mondiale dei piccioli vede al primo posto il Nord America con 442 mld di dollari a seguire l’Asia con 386 mld e poi l’Europa con 366 mld.
Chiude Altro con 232 mld.

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